Un passo in più

La sensazione era quella di una mancanza. Strano davvero, perché a lui nulla mancava mai.
Chiudendo gli occhi, in quell’esatto momento, vedeva tutto con estrema chiarezza. La linearità del percorso fatto finora lo stupiva, specie considerando che ogni istante di quel cammino aveva portato con sé dubbi, difficoltà e crisi, e che ogni evoluzione era costata rinunce, sacrifici, mortificazioni ed innumerevoli tentativi, molti dei quali avevano rallentato, se non arrestato o invertito, il processo stesso di avanzamento.
Bastava disattivare per un attimo gli stimoli esterni e, tutto questo, appariva così semplice e lineare da far sembrare alieno il solo pensiero del costo che aveva avuto.
Come guardare un oggetto complesso già assemblato e pensare alla difficoltà affrontata in fase di creazione e montaggio.
Si sentiva all’apice di uno di quei passaggi evolutivi che sono soliti segnare il percorso e trasformare tutto.
Si rendeva conto del fatto che anche quelle sensazioni appartenessero a specifici istanti, ma aveva voglia di assaporare tutto ciò che stava vivendo.
Tenne chiusi gli occhi, e la storia del suo passato assunse contorni ben definiti. Una linea retta univa tutti i punti e lo portava li dov’era adesso.
Tutto chiaro. Tutto evidente.
Perché mai ci si accorge di aver seguito un percorso solo dopo aver raggiunto la fine dello stesso? Deve trattarsi del famoso senno di poi, quell’eterno nemico del presente, il banalizzatore dei risultati più importanti, l’uniformatore di ogni evoluzione.
Continuava a percepire quella nota stonata… Quel senso di vuoto. Qualcosa che non risultava immediato da capire ma che era inequivocabile, non ci si poteva sbagliare.
Aperti gli occhi, il mondo riemerse e si allineò con le sue percezioni, facendo scomparire quella sensazione di completezza che tanto lo aveva sorpreso ed inebriato. Incredibile come fosse semplice viaggiare tra diverse dimensioni.
Aveva ottenuto tanto dalla vita. Aveva lottato, ma aveva anche avuto molta fortuna. Se ne rendeva pienamente conto solo ora, quando quel percorso assumeva una forma chiara, lineare, e gli mostrava come ogni pezzo di quel complesso puzzle che è la vita umana era riuscito ad incastrarsi a formare una figura riconoscibile e comprensibile.
Ogni cosa sembra destinata a mostrarsi per quel che è solo un attimo dopo essere scomparsa dal nostro radar, oppure dopo aver adempiuto al suo scopo principale.
Ogni emozione sembra poter essere compresa solo dopo che abbia lasciato il posto alla sua erede. Chiudendo gli occhi, capì di essere arrivato molto in alto. La discesa che lo aspettava mostrava pienamente l’altitudine raggiunta… Peccato riuscire a comprendere di aver raggiunto la vetta solo quando ci si trova così vicini a cadere di nuovo in basse.
Il suo viaggio lo aveva portato lontano. Aveva percorso strade tortuose e si era fermato in posti incantevoli o terribili; aveva deviato e ritrovato la direzione; aveva corso e poi camminato e poi corso di nuovo, ed aveva preso fiato solo quando sentiva di non farcela più.
Ogni volta, e questa più delle precedenti, aveva apprezzato il suo viaggio solo quando si era fermato, ed aveva sentito la mancanza della strada quando ne era rimasto lontano per un po’.
Era lontano da casa. Quella casa che è fisica ma soprattutto mentale. La persona che era stato non esisteva più da tempo, trasformata dal tempo e dagli errori, dalle lotte, le vittorie e le sconfitte. Aveva guadagnato tanto, ma aveva dovuto abbandonare dietro di sé altrettanto, per alleggerire il proprio cammino e poter arrivare più lontano, più in alto.
Si rendeva conto di aver perso molto. I risultati raggiunti avevano avuto un costo, e soltanto ora comprendeva che la persona che era stato aveva posseduto numerose qualità ora scomparse. Capiva di averle possedute solo adesso, quando ne sentiva la mancanza.
Chiuse di nuovo gli occhi e provò a sovrapporre l’immagine che aveva di sé stesso anni addietro con quella della persona che riteneva di essere diventato, e non vi riuscì. Tutto sembrava disallineato, come un’immagine strappata e riassemblata che non combacia più con l’originale.
Mantenendoli chiusi, provò a ripercorrere al contrario quel viaggio, per cercare i punti di contatto tra quel suo nuovo io e gli altri, ormai passati. Ritrovò quelle parti che ora gli mancavano. Le osservò con nostalgia, mentre continuava questo viaggio nel tempo, veloce come un respiro, profondo come un abisso.
Non si torna indietro, ma si può cercare di riconquistare una parte del bagaglio abbandonato. Non si era accorto di quanto fosse legato a tutto ciò che si era lasciato indietro fino ad ora.
Aprì per l’ultima volta gli occhi, ed il peso dei suoi anni lo colpì come una frusta. Il suo viaggio era stato lungo, e per troppo tempo era stato lontano da casa. Aveva voglia di fermarsi, questa volta per sempre, ma sapeva che non era possibile. Solo mentre sei di nuovo in viaggio apprezzi le tappe di quello appena concluso, e lui stava, suo malgrado, per imboccare un altro sentiero. Che lo avrebbe portato ancora più in alto, ancora più lontano.
Abbassò le palpebre per l’ultima volta e si preparò alla partenza.

Pensieri sciolti

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